Sulla via di Damasco fulminati dall’eros

08/04/2008 - - di: flirt

Dove si trova la lingerie piu' provocatoria del mondo? Ogni donna vi potra' rispondere citando negozietti furbi o catene specializzate nell’arte di arrapare, dove l’offerta a luci rosse incrocia le diverse culture della perversione. Ma oggi l’intimo piu' ose' si disegna e si produce in Siria.

Benche' questa repubblica legata al socialismo bahatista sia piu' laica di altre, la Siria resta pur sempre un angolo di mondo arabo dove gli argomenti dell’erotismo non si affrontano in pubblico. Eppure, fate un giretto nei souk e vedrete reggicalze e perizomi, reggiseni e gonnellini dove le trasparenze piu' allusive si accompagnano ad aperture strategiche, gli inserti di pizzo a quelli di lame' e, sempre piu' spesso, a quelli, trucidissimi, di piume e di pelo. Roba tosta.

Senza dirlo, sulla via di Damasco ci si e' convertiti al global porn, come dice l’artista afgana Lida Abdul. Ma secondo una logica creativa assolutamente pop: pop del Nuovo Millenio. Il Medio Oriente e' entrato nell’era tecnologica? La lingerie made in Syria riempie i cassettoni delle femmine arabe, da Tripoli agli Emirati fino alle piccole citta' della Saudi Arabia, grazie alla manipolazione high tech dell’underwear. Nelle cuciture strategiche di sopra e di sotto sono inseriti microchip che, al battere delle mani o al comando vocale del partner, fanno partire allegre musichette o accendono lucine sui pochi centimetri posti a copertura dei capezzoli e dell’altra cosa. Da noi farebbe ridere, con conseguenze fatali. Da loro si narra induca nella fanciulla o nella signora un virginale rossore, tanto piu' attraente quanto piu' sara' finto con intenzione.

Questa nuova industria, con la quale dovranno forse fare i conti pure le nostre star del balconcino, e' abbastanza recente. Inizia nel 1973. Dopo la guerra del Kippur, la Siria ricevette capitali dai paesi del Golfo per investimenti di solidarieta' panaraba che in parte finanziarono la realizzazione dei sogni proibiti. Come ricorda Hamas Bakdounis proprietario dell’omonima ditta di intimo, ogni marito ha diritto ad avere una moglie che balli per lui la lambada, e la moglie deve provvedere all’abbigliamento affinche' non sia fatica sprecata. La designer libanese Rana Salam e la giornalista siriana Malu Halasa, nel libro The secret life of Syrian lingerie, che uscira' in ottobre a Londra, raccontano che le spose portano con se' 30 completini per la prima note di nozze. Il sociologo Ammar Abdulhamid, ora alla Brookings Institution a Washington, ha da ridire. "Non sono le forze liberali a produrre queste novita', ma la cultura conservatrice". E probabilmente ha ragione. Ma forse ogni paese ha la sua strada per fare all’amore e non alla guerra.

Ripreso da Repubblica


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